Crisi da Sovraindebitamento L.n.3/2012

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Usura bancaria, i pm romani indagano su altri istituti

Usura bancaria, i pm romani indagano su altri istituti

L'ad di Unicredit e Monte dei Paschi coinvolti in un'inchiesta avviata dalla procura di Roma

Questa volta l’accusa, pesante, non risuona nella voce impotente di qualche imprenditore inferocito. È nero su bianco, nelle carte di un'inchiesta avviata dalla procura di Roma che ha messo nel mirino due figure di vertice nel sistema bancario italiano. Articolo 644 del codice penale: usura. È il reato per il quale da più di 6 mesi sono indagati due nomi come Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, e Fabrizio Viola, suo omologo al Monte dei Paschi di Siena. Puntano in alto le verifiche del sostituto procuratore Edmondo De Gregorio, che il mese scorso ha chiesto al gip una proroga fino a settembre delle indagini avviate lo scorso anno. E a un consulente della procura ha affidato una perizia ad hoc.

L'indagine è partita dopo le querele contro gli ad delle due banche presentate dal titolare di una Srl di Roma attiva nel settore della meccanica di alta precisione. Un’azienda solida, proprietaria di brevetti innovativi e in relazioni commerciali anche con l'estero. Stritolata dal peso insostenibile delle somme dovute agli istituti di credito presso cui aveva acceso i fidi di cassa necessari a supportare i propri investimenti. Nella querela contro Ghizzoni l'imprenditore romano, che per il momento chiede l'anonimato, racconta come il rapporto ventennale tra la sua azienda e l’Unicredit sia precipitato con l’arrivo della crisi. Parla esplicitamente di «vessazioni pesanti e pressoché quotidiane». Una storia simile a tantissime altre. L'ultimo appiglio, per gli imprenditori romani, si è materializzato dopo un viaggio a Parma. Qui ha sede l'associazione Federitalia, fondata dall’imprenditrice emiliana Wally Bonvicini e nata per tutelare imprenditori e cittadini dal rischio di usura bancaria. I tecnici e i consulenti di Federitalia, in due perizie che puntellano la querela presentata in procura dagli imprenditori, sostengono che la somma degli oneri riscossi negli anni da Unicredit e Mps in relazione ai crediti concessi supererebbe di gran lunga il tasso soglia oltre il quale si configura il reato di usura. Sommando commissioni, spese accessorie, tassi d'interesse e commissioni di massimo scoperto - sostengono i tecnici di Federitalia nelle perizie che hanno esaminato gli estratti conto degli imprenditori romani clienti di Unicredit ed MPS - le banche sarebbero tenute a restituire complessivamente poco meno di 200 mila euro ai titolari dell'azienda meccanica. La banca senese, sostengono i periti, dovrebbe restituire all’azienda romana un totale di 55.561 euro tra presunti «interessi usurari», «commissioni di massimo scoperto usurarie» e «spese usurarie». L'istituto di Piazza Cordusio invece sarebbe debitore per 144.277 euro. Nel mirino dei periti anche la pratica illegittima della «capitalizzazione trimestrale degli interessi», che le banche in questione avrebbero adottato costringendo di fatto l'imprenditore a versare oneri sui prestiti ottenuti molto più ingenti del dovuto. Se le denunce per usura, estorsione o truffa da parte di imprenditori esasperati passati al contrattacco nei confronti di banche, finanziarie e persino di Equitalia non sono una novità, questa volta a finire sotto la lente degli inquirenti non è però il comportamento di qualche oscuro direttore di filiale. Si va a rovistare nelle eventuali responsabilità dei vertici dei consigli di amministrazione dove vengono fissati i criteri per l'erogazione del credito. Come ricorda la Federitalia, una sentenza del 2011 della Cassazione ha stabilito che i vertici delle banche devono essere considerati perfettamente a conoscenza dell'operatività all'interno delle filiali e rispondono in pieno dell’operato dei dipendenti.

Fonte IL TEMPO.IT Martino Villosio

Banca usuraia Chiesto il processo per tre dirigenti

TERAMO Fin dal primo giorno di accensione di quel conto corrente la banca avrebbe applicato tassi di interesse oltre soglia. Tassi usurai per la Procura di Teramo, che nei giorni scorsi ha chiesto...

TERAMO Fin dal primo giorno di accensione di quel conto corrente la banca avrebbe applicato tassi di interesse oltre soglia. Tassi usurai per la Procura di Teramo, che nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone, tra dirigenti di filiale e legale rappresentante di un istituto di credito cooperativo, rei secondo l’impianto accusatorio di aver avallato un sistema volto all’applicazione di tassi costantemente oltre soglia con un danno ingente per l’azienda. L’inchiesta, avvolta dal massimo riserbo e che a breve dovrebbe arrivare al vaglio del gup, porta la firma del pm Stefano Giovagnoni sul cui tavolo, diverso tempo fa, è arrivata una delle numerose denunce contro gli istituti di credito. Una denuncia presentata dai titolari di un’impresa cooperativa agricola che sostenevano, carte alla mano, di essere vittime di usura bancaria. Un’accusa dettagliata che ha fatto partire tutta una serie di accertamenti, che al termine delle indagini avrebbero portato la Procura a verificare come nel corso degli anni, fin dall’inizio del rapporto con la banca, il tasso di interesse applicato dall’istituto di credito avrebbe superato di alcuni punti quello massimo stabilito per legge. Tanto per fare alcuni esempi, quando il tasso era del 12,48 per cento la banca avrebbe applicato il 15,91, e ancora quando il tasso era del 9,23 la banca avrebbe applicato il 10,76. Da qui l’iscrizione dei direttori che si erano succeduti alla guida della filiale incriminata e del legale rappresentante dell’istituto nel registro degli indagati e la successiva richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale a breve dovrebbe decidere il gup.

Quello segnalato dalla cooperativa agricola non è che l’ultimo caso di presunta usura bancaria arrivato sul tavolo della Procura di Teramo. Di segnalazioni, infatti, ne vengono presentate a decine: cittadini ed imprenditori che dopo anni decidono di farsi fare consulenze di parte sui tassi di interesse applicati su mutui, prestiti e scoperti di conto e che denunciano le banche ritenendo di aver pagato tassi oltre soglia che configurerebbero il reato di usura. Denunce che spesso si prestano a cause civili ma con i comportamenti delle banche che non integrerebbero il reato penale, per il quale la scriminante è rappresentata dal dolo. Dolo che, evidentemente, la Procura ha ritenuto sussistente in questo caso anche a fronte di un tasso che avrebbe costantemente superato la soglia fissata per legge nei diversi periodi per i diversi rapporti bancari. In ogni caso, al di là degli aspetti giudiziari, nel corso degli ultimi anni le associazioni di categoria e quelle di difesa dei consumatori sono intervenute a più riprese per denunciare come le banche troppo spesso, oltre a non concedere il credito, applicherebbero tassi di interesse particolarmente elevati. Due facce di una stessa medaglia che contribuirebbero a strozzare un’economia già in difficoltà e caratterizzata, soprattutto in provincia di Teramo, da continue chiusure di aziende e da un numero elevato di fallimenti. E per comprendere quanto siano profonde le difficoltà del tessuto produttivo in provincia di Teramo basta leggere i dati sui fallimenti snocciolati a fine 2013 dalla camera di commercio e che parlavano di ben 37 imprese dichiarate fallite nei primi 9 mesi dell’anno.

Fonte IL TEMPO – Alessia Marconi

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