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Crisi da Sovraindebitamento L.n.3/2012

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I segreti dello spread, quella «differenza» tra Paesi che può diventare una zavorra sul nostro debito

I segreti dello spread, quella «differenza» tra Paesi che può diventare una zavorra sul nostro debito

Lo spread (parola inglese che significa «differenziale, scarto») nel settore obbligazionario funziona come termometro della fiducia degli investitori. In sostanza, è il differenziale di rendimento tra i titoli di diversi Paesi su una medesima scadenza. Sotto i riflettori in questo periodo è lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato della virtuosa Germania e i rendimenti dei titoli governativi dell'Italia e degli altri Paesi dell'Eurozona.

Per dare un'idea del cambiamento di umore nei confronti dell'Italia, va ricordato che lo spread BTp/Bund a inizio 2010 era intorno a 71. Poi sono aumentate le disparità tra l'andamento economico tedesco e quello italiano e puntualmente anche lo spread è salito. La crisi greca ha portato ulteriore sfiducia sui paesi periferici. Non solo sul Portogallo, i cui titoli sono stati declassati dalle agenzie di rating a junk bond, ma anche su Spagna e Italia. Ai primi di luglio lo spread tra BTp e Bund era a quota 184, oggi è arrivato a quota 348.

L'impatto sui conti nazionali

Lo spread tra i BTp italiani e i Bund tedeschi indica quindi quanto i titoli di Stato italiani devono pagare in più rispetto ai Bund per trovare degli investitori disposti ad acquistarli. Più aumenta lo spread, quindi, più l'Italia viene percepita come rischiosa dai mercati finanziari. Se, ad esempio, lo spread Italia-Germania è di 300 punti base, ciò significa che i BTp rendono il 3% in più dei Bund. Da qui l'aggravio per le casse pubbliche nazionali, costrette a pagare più interessi agli investitori.

Se questa crisi dell'euro dovesse rientrare con un effetto limitato a un solo anno, l'impatto di questo feroce allargamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e tedeschi farebbe lievitare il costo del debito pubblico di 4-5 miliardi di euro. Pari allo 0,32% del Pil.

L'11 luglio, dopo un venerdì nero e un lunedì nerissimo, lo spread aumentò in media di 100 centesimi: più alto sulle scadenze corte, più contenuto su quelle lunghe. Se si tiene conto del fatto che in un anno il Tesoro emette tra i 420 e i 430 miliardi di titoli di Stato, questo incremento del gap tra titoli italiani e tedeschi fa lievitare annualmente il costo della raccolta e gli oneri per gli interessi sul debito pubblico attorno ai 4,5 miliardi. Un impatto tutto sommato gestibile, nel breve periodo, ma che rischia di crescere come una valanga nel caso in cui lo spread non riesca a restringersi velocemente.

Finché i tassi d'interesse a livello assoluto non sono elevatissimi, l'impatto dello spread risulta attutito: sempre tra l'8 e l'11 luglio, Evolution securities aveva calcolato che il livello medio delle cedole dei titoli italiani era partito da 4,125% arrivando a 5,05%. Il tasso medio dei coupon dei titoli in scadenza tra il 2011 e il 2015 restava ben più basso, del 3,6 per cento. Evolution securities avvertiva: se il debito in scadenza tra il 2011 e il 2015 dovesse essere rifinanziato con nuove emissioni al tasso del 5%, il costo del debito salirebbe di almeno 8,5 miliardi entro il 2015.

Lo spread nei mutui

Nel settore dei mutui quando si parla di spread si intende invece la percentuale (di norma tra l'1% e il 2%) che rappresenta il guadagno della banca. Quindi il tasso finale del prestito è composto dall'indice: Euribor o Irs maggiorato, appunto, dello spread. Questo valore è quasi sempre trattabile.

 

 

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Commento da A.I.S.C. su 3 Agosto 2011 a 11:16

Agosto 2011, fuga dall'Europa. Potrebbe essere il titolo di un film, se la realtà non superasse la fantasia. I recenti scossoni che hanno mandato in fibrillazione un mercato già molto nervoso, in cui ogni mossa viene amplificata dagli scarsi volumi dovuti alla pausa estiva, sono arrivati lunedì dagli Stati Uniti. Sembra un paradosso, ma la paura di un rallentamento dell'economia a stelle e a strisce, che potrebbe trainare al ribasso l'economia mondiale, sta spingendo investitori e gestori a vendere i titoli di debito pubblico di molti Paesi dell'area euro.

Spagna e Italia sono il bersaglio preferito, ma il fenomeno non risparmia nemmeno Paesi come la Francia. La liquidità in questo modo raccolta finisce sui Bund tedeschi, tanto che nel corso della giornata il rendimento dei decennali ieri è sceso al minimo di 2,39 per cento, andando per la prima volta dal '90 sotto il livello dell'inflazione, che in Germania a luglio si è attestata al 2,4 per cento. Ma tra gli investimenti rifugio continua a tirare anche l'oro.

Lo spread tra Btp a 10 anni e Bund di uguale durata, ovvero il termometro che misura il rischio della Repubblica italiana, ieri ha segnato un altro preoccupante record: il divario in mattinata ha superato 385 punti, con un rendimento che ha toccato il 6,27 per cento. La Spagna ha fatto ancora peggio: i Bonos decennali hanno sfondato quota 400, ma il divario che separa il rischio della penisola iberica da quello della penisola italiana continua a restare sotto 20 punti. I mercati guardano con apprensione l'avvicinamento dei rendimenti al 7%, soglia considerata di allarme perchè per paesi come Irlanda e Grecia è stato il limite che ha fatto scattare la necessità di aiuti dalla Ue. La tensione si è fatta sentire anche in Francia, dove il rendimento dei titoli pubblici decennali ha superato il 3,2% in mattinata.

Alcuni analisti cominciano a leggere nelle montagne russe segnate da spread e rendimenti di questi giorni una sorta di avvitamento, di una crisi che alimenta se stessa ogni giorno con nuove paure. E questo perché alcuni nodi fondamentali della crisi europea restano irrisolti: l'effettiva capacità di intervento del fondo Efsf nel salvataggio degli Stati, i dettagli sul piano a sostegno della Grecia. E, a livello di singoli Paesi, le misure in grado di rimettere in moto la crescita: se scatta il panico per una recessione negli States, l'unica ancora di salvezza per Paesi come l'Italia è dimostrare una capacità autonoma di risollevare il Pil. Altrimenti i timori che in mancanza di crescita, con uno scenario macroeconomico in deterioramento, i debiti dei Paesi periferici riprendano a correre saranno elevati e innescheranno una spirale di vendite che faranno salire ancora di più gli oneri su quel debito.

Non a caso ieri gli spread hanno ricominciato un poco a richiudersi attorno all'ora di pranzo, quando la Commissione europea ha rassicurato i mercati. La portavoce Chantal Hughes ha escluso che siano allo studio nuovi piani di salvataggio per altri Paesi della Ue. Nel frattempo in Spagna il premier Zapatero ha annunciato il rinvio delle vacanze per monitorare la crisi. E in Italia si sono succedute per l'intera giornata riunioni al massimo livello tecnico e istituzionale per mettere a punto una risposta da dare ai mercati. Nel pomeriggio lo spread Bund-Btp è tornato a attorno a 370 punti, una soglia tutt'altro che di sicurezza e che prelude a un altro balzo da record nei prossimi giorni.

Sempre ieri la Commissione europea ha confermato che un meccanismo di compensazione sarà attivato per i Paesi dell'eurozona i cui costi di rifinanziamento risulteranno troppo alti, rispetto al tasso riconosciuto alla Grecia, al momento del pagamento della prossima tranche degli aiuti al governo di Atene. «Le speculazioni che alcuni Paesi non pagheranno non hanno fondamento - ha detto la portavoce Hughes -. Tuttavia esiste un meccanismo per compensare più alti costi di finanziamento». La misura si ren

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